domenica 28 giugno 2009

Vecchie glorie: “Casablanca”

Play it, Sam. Play "As time goes by"
Tratto dall’opera teatrale “Everybody Comes to Rick's” di Murray Burnett e Joan Alison. Candidato a otto premi oscar, ne conquistò "solo" tre per miglior film, miglior sceneggiatura e miglior regia.
L’intero set marocchino venne totalmente ricostruito presso gli studi della Warner a Burbank, California.
Iniziato come uno dei film a basso costo basato su una sceneggiatura, spesso rimaneggiata, per l’evoluzione degli eventi bellici è diventato poi icona del cinema degli anni '40.
Ma tutto questo non ci fa pensare a questo film, quanto il motivetto canticchiato da Ilsa. Poi tutto il resto, vien da sé. Seconda Guerra Mondiale: Rick Blaine, ruolo proposto a Ronald Reagan, poi futuro presidente degli States e in realtà interpretato da Humphrey Bogart, gestisce un locale a Casablanca, nel Marocco francese. Indurito dalla crudeltà della guerra e dal rifiuto a sottostare al volere dell’esercito tedesco, egli si mostra indifferente a tutto ciò che gli accade attorno, fino a che Ilsa Lund, moglie di Victor Laszlo (un altrettanto affascinante Paul Henreid), non fa l’ingresso nel suo locale. La storia delle lettere di transito, passaporto per la libertà, viene interrotta e diventa solo pallida cornice della rievocazione della storia d’amore tra la Bergman e Bogart, nata nella città romantica per definizione, Parigi. Ma il ritorno del marito di Ilsa, creduto erroneamente morto in un campo di concentramento, la riconsegna al suo dovere di moglie.
Rick, dietro al fumo della sua sigaretta, si svela come un uomo dal cuore tenero e dai sentimenti puri, ma che per non farsi sopraffare dagli eventi, è capace di condurre la sua vita razionalmente, mettendo davanti la ragione al sentimento. Ilsa, è l’equivalente femminile che si fa travolgere dalla passione, ma che sa qual è il suo posto e lo rispetta, sacrificando anche se stessa.
La pellicola in bianco e nero e l’ambientazione esotica, ci fanno credere fino alla fine che l’amore trionferà su tutto. Ma questa storia ha un altro finale: con il nostro eroe che si allontana nella pioggia e ha sacrificato la sua felicità in cambio della libertà per l’amata.
E’ un film che ha fatto sognare, innamorare e ha dato voce a una sfumatura dell’amore utopico, struggente e irrealizzabile. E’ il potere del “chissà… forse…” che riempie il cuore dello spettatore del “possibile” e di speranza. Un film giudicato di "successo" solo per una congiunzione positiva di tanti fattori e definito dalla critica "farcito di elementi melensi" tanto da farlo diventare stucchevole. Ma ciò non toglie che per tutti i cento e due minuti, regala fiducia nell’amore che attraversa il tempo e lo spazio e che tiene viva in noi, a distanza di sessanta sette anni, una dolce illusione. E non possiamo esimerci dall’accogliere il pensiero di Umberto Eco che scrisse riguardo al film:

“un cliché fa sorridere, cento commuovono”.

Finite le riprese, il compositore Max Steiner si espresse contro la canzone "As Time Goes By", dicendo che gli sarebbe piaciuto comporre una canzone originale per il film. Ma gli fu risposto che sarebbe stato necessario altro girato con Ingrid Bergman, che, nel frattempo, si era tagliata i capelli corti per interpretare "Per chi suona la campana".
Forse meglio così?
And so... please...play it again, Sam!




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