martedì 30 giugno 2009

Vecchie Glorie: "Citizen Kane, il Quarto Potere dell'informazione"

Il quarto potere è la capacità dei mass media di influenzare l’opinione pubblica. Ne sa qualcosa Orson Welles che il 30 ottobre del 1938 ingannò l’America, reinterpretando alla radio “La Guerra dei Mondi”, e simulò l’arrivo di una flotta bellicosa marziana sulla terra. Fu il caos.
“Rosebud” è l’ultima parola enigmatica con cui inizia il film definito “il migliore tra quelli americani” dall’American Film Institute, fondato nel ’65 dal presidente Johnson. Uscito nel 1941, svela, attraverso l’uso di ben sei interviste flashback pensate per il cinegiornale, la vita del magnate dell’editoria Charles Foster Kane alias William Randolph Hearst. La trama si sviluppa attraverso i racconti a incastro, che nonostante le ben approfondite testimonianze di coloro che conoscevano il protagonista, non svelano la vera essenza del film. Ma non ci sarà permesso di entrare nella sua vita (come ben dimostra la scritta “No trapassing” all’inizio del film), anche in seguito allo svelamento della sua ultima parola, un caro ricordo d’infanzia, insufficiente, però, a capire il suo vissuto. Quindi l’inchiesta, di stampo intimista, si rivela inadatta a ricostruire la vita del magnate dell’editoria; il selfmade man, che si creò la sua fortuna e che ne fu inghiottito, sprofondando in solitudine. Una ricerca mediatica incapace di raccontare il vero Kane. Il potere dei mass media di trovare la verità, crolla dinanzi all'impossibilità di cogliere l'interezza della vita dell'uomo, pur a conoscenza di ogni pezzo del puzzle.

Probabilmente Orson Welles, regista-sceneggiatore-attore, non aveva idea del successo che il film avrebbe riscosso, soprattutto dopo essere passato prima per una forte opposizione della critica e poi per il boicottaggio effettuato da Hearst, che vedeva un rimando troppo chiaro alla sua vita personale.

Alcune chicche? Welles, interpretando Kane, recitò sempre truccato e con un busto per poter mantenere una postura perfetta. E’ stato il primo film a portare la cinepresa talmente in basso da includere nell’inquadratura anche i soffitti, di solito neppure costruiti. Sono riconoscibili in tutto il film sovrimpressioni della pellicola, usate dove la profondità di campo (perfetta messa a fuoco di ciò che è inquadrato) non poteva arrivare. A livello tecnico è uno dei primi film pensato con piena coscienza dei mezzi tecnologici e fotografici in ambito cinematografico.

lunedì 29 giugno 2009

Qualcosa di nuovo dal fronte occidentale: Get "Up"!

Immaginate un vecchietto, ex venditore di palloncini, con montatura rettangolare nera, papillon, bastone-con-palline-da-tennis e giacca in tweed, che ha sempre sognato di viaggiare per il mondo. Inseguito da un gruppo di creditori deciderà, stupendo la più fervida fantasia, pur di non lasciare la sua casa, di ancorarla a una nube di coloratissimi palloncini e spiccare il volo. Mettete poi che al momento del lancio, direzione Sud America, uno scout cicciotto ed entusiasta, desideroso di scoperte, resti intrappolato sulla veranda. L’avventura ha inizio.
E’ la decima genialata di quelli della Disney-Pixar, uscita oggi negli USA e prevista per il 16 ottobre in Italia. Il film, si avvale della tecnologia RenderMan un software che lavora sull’interfaccia a tre dimensioni, sviluppato dal 1988 dalla Pixar, che ha permesso la creazione di film dall’incredibile raffinatezza visiva; due

su tutti? Starwars e Il signore degli anelli.

RenderMan viene utilizzato però anche per ben più piccole produzioni: avete in mente quei brevi filmati che possiamo vedere prima dell’inizio del film o che spesso sono al termine di tutti i titoli di coda, quasi come il corrispondente dei “ghost” track sui CD musicali?

Ecco quelli sono brevi cortometraggi animati, sempre molto piacevoli poiché lasciano esclusivamente la parola ai soggetti, piccole macchiette alla Charlot. Questa volta è il delizioso “Partly Cloudy” a intenerire anche i cuori più duri, raccontando dove e come nascono i piccoli cuccioli portati sulla terra dalle cicogne. Siete curiosi? Andate a vederlo sul sito, dove troverete anche tutti gli altri corti!

Enjoy the film!


>>> http://www.pixar.com/shorts/index.html

domenica 28 giugno 2009

Nuove uscite: Angeli e Demoni



Ecco il fantomatico e, temutissimo, ritorno delle storie di Dan Brown. E nonostante questa volta l'autore si fosse giocato la carta giusta per fare un grande elogio alla città eterna, purtroppo, la produzione non ha ricevuto il permesso di far entrare una sola telecamera nella Città del Vaticano. Così tanti carpentieri, armati di martello e chiodini, hanno ricreato l'obelisco e la piazza principale della Basilica più piccoli di un terzo rispetto all'originale. Ma poiché non poteva bastare solo questo, si è fatto largo uso delle tecniche digitali, riproducendo fedelmente ogni angolino, un po' come ne "Il Gladiatore", ricordate? Insomma un vero sforzo da kolossal. E poiché di questo si tratta, tutto concorre in un gioco di incastri a lasciar lo spettatore attaccato alla poltrona fino al termine della proiezione, intento a risolvere gli enigmi -impossibili- che pian piano vengono svelati dal professor Langdon. Ma parliamo di questi enigmi, risolti in meno di 7 minuti, e i continui rimandi, che il protagonista illustra e che stupiscono anche il più preparato degli studenti di Storia dell'Arte. Ma fortunatamente è il talento di Tom Hanks a catturare l'attenzione e tenerla stretta stretta fino alla fine, rendendo un po' meno spocchioso, saputello e polveroso il suo personaggio.
E che dire dello scozzese in tonaca (Evan Mc Gregor)che ha strappato il ruolo ad Orlando Bloom, armato di sani principi, ma che precipita, letteralmente, al termine della storia?
Per un po' di sano campanilismo, ricordo anche la partecipazione di Pierfrancesco Favino, snobbato totalmente nel film "Una notte al museo" in cui doveva interpretare, sottolineando l'accento spiccatamente italiano, Cristoforo Colombo in versione bronzea e invece si vide doppiato al lancio del film in Italia. Che delusione! E invece qui piace, forse anche per la tanta fama dopo essere stato Libano di Romanzo Criminale, peccato solo ci abbandoni troppo presto.
Ma la regia, il montaggio (aiutato dal Blue screen), le luci e la musica fanno di questo film il degno fratello minore di tanti altri (Cuori ribelli, A beautiful mind, Cinderella Man e Frost/Nixon) firmati da uno dei registi cartoonizzati dalla mano di Matt Groening: Ron Howard.
(Ron Howard sniffing Homer) - 'Do I smell vodka and wheatgrass?' - 'it's called the lawnmower, I invented it' (Homer)
Un bel film, concitato e veloce (va bene il rispetto dell'unità di tempo aristotelica, ma tutto in una mezza giornata guadagnata grazie al fuso dall'America all'Italia è forse un po' troppo) che risponde alle esigenze del grande pubblico, stregato dal primo capitolo e catturato anche dal secondo.
Sarà questa la nuova generazione dei mistery che sfornano personaggi un po' Indiana Jones e un po' Quattrocchi?

Vecchie glorie: “Casablanca”

Play it, Sam. Play "As time goes by"
Tratto dall’opera teatrale “Everybody Comes to Rick's” di Murray Burnett e Joan Alison. Candidato a otto premi oscar, ne conquistò "solo" tre per miglior film, miglior sceneggiatura e miglior regia.
L’intero set marocchino venne totalmente ricostruito presso gli studi della Warner a Burbank, California.
Iniziato come uno dei film a basso costo basato su una sceneggiatura, spesso rimaneggiata, per l’evoluzione degli eventi bellici è diventato poi icona del cinema degli anni '40.
Ma tutto questo non ci fa pensare a questo film, quanto il motivetto canticchiato da Ilsa. Poi tutto il resto, vien da sé. Seconda Guerra Mondiale: Rick Blaine, ruolo proposto a Ronald Reagan, poi futuro presidente degli States e in realtà interpretato da Humphrey Bogart, gestisce un locale a Casablanca, nel Marocco francese. Indurito dalla crudeltà della guerra e dal rifiuto a sottostare al volere dell’esercito tedesco, egli si mostra indifferente a tutto ciò che gli accade attorno, fino a che Ilsa Lund, moglie di Victor Laszlo (un altrettanto affascinante Paul Henreid), non fa l’ingresso nel suo locale. La storia delle lettere di transito, passaporto per la libertà, viene interrotta e diventa solo pallida cornice della rievocazione della storia d’amore tra la Bergman e Bogart, nata nella città romantica per definizione, Parigi. Ma il ritorno del marito di Ilsa, creduto erroneamente morto in un campo di concentramento, la riconsegna al suo dovere di moglie.
Rick, dietro al fumo della sua sigaretta, si svela come un uomo dal cuore tenero e dai sentimenti puri, ma che per non farsi sopraffare dagli eventi, è capace di condurre la sua vita razionalmente, mettendo davanti la ragione al sentimento. Ilsa, è l’equivalente femminile che si fa travolgere dalla passione, ma che sa qual è il suo posto e lo rispetta, sacrificando anche se stessa.
La pellicola in bianco e nero e l’ambientazione esotica, ci fanno credere fino alla fine che l’amore trionferà su tutto. Ma questa storia ha un altro finale: con il nostro eroe che si allontana nella pioggia e ha sacrificato la sua felicità in cambio della libertà per l’amata.
E’ un film che ha fatto sognare, innamorare e ha dato voce a una sfumatura dell’amore utopico, struggente e irrealizzabile. E’ il potere del “chissà… forse…” che riempie il cuore dello spettatore del “possibile” e di speranza. Un film giudicato di "successo" solo per una congiunzione positiva di tanti fattori e definito dalla critica "farcito di elementi melensi" tanto da farlo diventare stucchevole. Ma ciò non toglie che per tutti i cento e due minuti, regala fiducia nell’amore che attraversa il tempo e lo spazio e che tiene viva in noi, a distanza di sessanta sette anni, una dolce illusione. E non possiamo esimerci dall’accogliere il pensiero di Umberto Eco che scrisse riguardo al film:

“un cliché fa sorridere, cento commuovono”.

Finite le riprese, il compositore Max Steiner si espresse contro la canzone "As Time Goes By", dicendo che gli sarebbe piaciuto comporre una canzone originale per il film. Ma gli fu risposto che sarebbe stato necessario altro girato con Ingrid Bergman, che, nel frattempo, si era tagliata i capelli corti per interpretare "Per chi suona la campana".
Forse meglio così?
And so... please...play it again, Sam!